lunedì 1 luglio 2013

Cos'è la depressione?

Ogni uomo è due uomini:
l'uno è desto nelle tenebre,
l'altro dorme nella luce .
Kahlil Gibran.

Immaginiamoci una persona che si sveglia la mattino e il suo primo pensiero lucido è il desiderio di rimanere ancora a dormire, di non alzarsi, di non affrontare ancora un’altra giornata. Da li in avanti pensieri e azioni sono sempre e solo volti al rifiuto e alla rinuncia
. L’assunzione di un ruolo di vittima e l’atteggiamento di rinuncia naturalmente si ripercuotono sul lavoro, sugli affetti, sulla propria autostima. Nel suo animo non c’è spazio per il piacere ma solo per sentimenti di rabbia, solitudine, disperazione, assenza di speranza.
Da dove scaturisce tutta questa sofferenza, come si è giunti a costruire una situazione dalla quale non sembra esserci una via d’uscita, perchè ogni problema appare insolubile e insormontabile?
Dal punto di vista Strategico lo stato depressivo rappresenta la conseguenza di vari tentativi fallimentari reiterati nel tempo di risolvere i propri problemi. La serie di insuccessi in uno o più campi della propria vita inizia pian piano ad incrinare il proprio senso di autoefficacia, i problemi diventano insolubili e quando apparentemente non c’è una soluzione l’unica cosa da fare è arrendersi. Proprio perchè a sgretolarsi gradualmente è il proprio senso di resilienza (capacità di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente), pian piano come un epidemia il senso di disagio dilaga investendo gradualmente tutti gli ambiti di vita.
Il senso d’impotenza può sfociare in varie forme di depressione che variano in base a chi viene attribuita la colpa per i propri insuccessi:

Radicale, cioè colui che crede di essere sempre stato depresso, è lui ad essere sbagliato, il mondo e gli altri invece sono giusti.

La vittima di sé stesso, o l’illuso deluso di sé, che si arrende o delega (differisce dal precedente perché ricorda com’era prima dell’insorgenza del disturbo).

La vittima degli altri, o illuso degli altri, che tende a delegare.

La vittima del mondo, che pretende perché crede di essere nel giusto, sono gli altri che possono cambiare.

Le tentate soluzioni che di solito vengono adottate ma peggiorano e mantengono il problema sono:

Rinuncia
A seconda di quanto questa tentata soluzione disfunzionale ha dilagato nella vita del depresso, la rinuncia può essere parziale o globale. La prima investe solo alcuni aspetti della vita, in particolare in quegli ambiti che hanno dato origine al dubbio (se ad esempio sono stato mollato da diverse ragazze e non riesco a capacitarmi del perché, probabilmente la mia depressione sarà incentrata sulla vita relazionale e di coppia in particolare). La rinuncia globale invece investe tutti gli ambiti di vita e di solito rappresenta una conseguenza della parziale. Il nostro cervello infatti tende a riproporre gli schemi di comportamento e di pensiero  che vengono reiterati anche se disfunzionali. Ed ecco che se inizio a rinunciare per non affrontare alcuni problemi di una sfera specifica, perché non so come fare, tale percezione di inadeguatezza può pian piano divenire il mio modo d’essere e di percepirmi, quindi dilagare a macchia d’olio in tutti gli ambiti di vita.

Vittimismo
Scaturisce dalla rinuncia che pone il paziente nel ruolo di vittima. Si percepisce come colui che subisce la realtà. Come abbiamo visto egli rinuncia perché crede di non avere i mezzi o perché la situazione non e di per se modificabile. L’autoinganno che cela la verità è: non sono in grado, quindi rinuncio, quindi sono vittima.

Delega, pretende
Quando il senso d’incapacità arriva ad investire ogni ambito, il soggetto inizia a non prendere più iniziative, non riesce più a fidarsi di se stesso e delle proprie capacità, e da solo non riesce a trovare una via d’uscita. Per questo tende a delegare agli altri la soluzione dei propri problemi. Addirittura, visto che si sente vittima, l’aiuto degli altri non viene percepito come un piacere, ma come dovuto, e spesso tutta la famiglia diviene ostaggio delle sue richieste. La tentata soluzione dei cari di aiutarlo, diviene disfunzionale perché i familiari trasmettono un doppio messaggio. Il primo è ti voglio bene quindi ti aiuto volentieri; il secondo è invece: ti aiuto perché da solo non sei in grado.
Come comprenderete a lungo andare il senso di autoefficacia viene limato giorno per giorno, consolidando la sua credenza di incapacità.

La Terapia Breve strategica risulta molto efficace nel trattamento della depressione attestando la percentuale di risoluzione completa nell'82% dei casi trattati.

Bibliografia:

E. Muriana, I volti della depressione, Milano, Ponte alle Grazie, 2006.

G. Nardone, Solcare il mare all'insaputa del cielo, Milano, Ponte alle Grazie, 2008.
A. Bandura, Il senso di autoefficacia, Trento, Edizioni Erickson, 1995

Psicologo Perugia 


Psicologo Sinalunga (siena)


Dr. Patrick Bini