giovedì 19 maggio 2016

Impotenza: cos’è il disturbo d’erezione e come funziona.

Non facciamo bene niente
finché non smettiamo di pensare
il modo di farlo.
William Hazlitt

Nella pratica clinica, mi capita molto spesso di imbattermi in questo fastidioso problema che accompagna numerosi uomini, e gli impedisce di vivere liberamente la propria sfera sessuale.
In cosa si traduce materialmente tale disturbo? Nella mancanza d’erezione prima di un rapporto, così da impedire un coito regolare.
Solitamente quando questi individui entrano nel mio studio, hanno già tentato una miriade di soluzioni diverse ma che non hanno funzionato. Terapie di vario genere, l’uso di medicinali come il Cialis, astinenze forzate, prostitute, provare e riprovare fino allo strenuo con la partner… Ma niente, sembra che non ne voglia sapere di funzionare, e in particolare proprio quando c’è bisogno di lui.

giovedì 7 aprile 2016

Cos’è l’ansia


L’ansia non ci sottrae il dolore di domani
 ma ci priva della felicità di oggi
(Charles H. Spurgeon)


Nella pratica clinica, c’è una parola in particolare, che sembra quasi una costante nella maggior parte delle problematiche che mi vengono portate. 
Ansia! 
Mi attanaglia lo stomaco, mi impedisce di fare, di focalizzarmi su altro, di agire come vorrei. Per stare meglio e non provare questa sensazione sgradevole allora metto in atto una serie di operazioni, che possono afferire alla sfera del pensiero per gli ossessivi, o al compiere operazioni mentali o fisiche per i compulsivi, a evitare l’oggetto temuto per i fobici, ecc.
Fatto sta che l’ansia rappresenta una sensazione comune a molte psicopatologie, e il cercare di gestirla rappresenta solitamente il sistema di innesco e mantenimento circolare del problema stesso. 

Ma cos’è l’ansia? 
E’ un’emozione molto simile alla paura, potremmo anche chiamarla paura anticipatoria. Da un lato ci rende consapevoli dell’imminente arrivo di un pericolo, così da renderci pronti ad affrontarlo, dall’altro ci prepara alla fuga.
E’ uno stato d’allarme. Come quando nelle basi militari si accende l’allarme giallo, e dai megafoni: “ATTENZIONE, ATTENZIONE, POSSIBILITA’ DI PERICOLO IMMINENTE”. Allora la base si mette in moto, tutti si mettono ai posti di combattimento pronti per difendersi dal nemico.
Questa modalità reattiva è in realtà molto utile se di lì a poco devo davvero intraprendere “uno scontro”, ad esempio sostenendo un esame, un colloquio di lavoro,  parlando in pubblico, alla prima uscita con la fidanzatina, prima di una prestazione sessuale… Se ben canalizzata l’ansia mette in moto una serie di reazioni fisiologiche che ci attivano per renderci più pronti ad affrontare il “pericolo imminente”.

giovedì 31 marzo 2016

Autostima. Cos’è, come si costruisce, come aumentarla.

Il compito principale nella vita di ognuno
 è dare alla luce se stesso.
(Erich Fromm)

Uno dei problemi che mi trovo più spesso ad affrontare in ambito clinico, è relativo all’argomento di cui voglio parlarvi oggi, l’autostima.
Cosa è? Uno dei primi autori ad analizzare tale aspetto è William James nei primi anni del 1900. Nella sua prospettiva l’autostima scaturisce dal rapporto tra sé percepito e sé ideale. 
Il sé percepito rappresenta l’idea che ho di me stesso rispetto alla mia abilità nel superare le avversità e raggiungere i miei obiettivi.
Il sé ideale corrisponde invece alle aspettative che ripongo per il futuro che desidero, per il raggiungimento dei miei obiettivi personali.
Detto in altri termini, è la misura che ognuno di noi attribuisce a se stesso, rispetto alle proprie capacità di far fronte ad un evento o un problema o nel raggiungimento di un obiettivo. Per intendersi, chi ha un'alta autostima tende a percepirsi come in grado di accettare ed affrontare qualsiasi sfida la vita gli metta davanti. Non si abbatte di fronte ad una sconfitta, ma fa tesoro di ciò che ha imparato perché conoscere i propri limiti rappresenta il primo passo per migliorarsi e superarli. 

giovedì 29 ottobre 2015

La scintilla della creazione è in ognuno di noi...


“La creatività è contagiosa. 

Trasmettila.” 

Albert Einstein

Qualche tempo fa, durante una cena in una bella serata estiva, in compagnia di amici, siamo entrati in un argomento di discussione un po’ particolare.
Nello specifico, il mio Professore Giorgio Nardone, venuto a conoscenza del mio amore per la musica, (ma non solo a livello di ascolto, citando kill Bill “chiunque ama ascoltare musica”. In realtà adoro inventare musica, mi piace pensare di avere una certa predisposizione naturale alla composizione), mi fece una domanda che li per li mi lasciò un po' interdetto, ma è stato un buono spunto di riflessione nei giorni avvenire. Mi domandò: “ ma scusa suoni con con qualcuno, con un gruppo musicale, vai a fare concerti, ti esibisci”? No risposi, "o per lo meno non in questo periodo, io uso il computer e suono con quello". "Quindi aggiunse “suoni da solo davanti ad un computer, non lo trovo molto appagante” concluse lui.

venerdì 11 settembre 2015

Le profezie che si autorealizzano. Gli ossessivo-paranoici.


“La funzione della profezia
non è di predire il futuro, 

ma di crearlo".

J. A. Barker




Cassandra, figlia di Priamo, re di Troia, sedusse e fece innamorare di se Apollo, che le dette il dono della profezia in cambio del suo amore. Quando lei si rifiutò di concedersi, Apollo si infuriò, e sputandole sulle labbra, la punì facendo si che le sue profezie fossero sempre volte alla sventura e restassero inascoltate. Negli anni a venire Cassandra profetizzò innumerevoli catastrofi, come il cavallo di Troia, o la morte di Agamennone, ma nessuno volle mai ascoltarla, e fu addirittura additata come profeta di sventura e quindi mal vista. 
Questa figura mitologica, con un destino piuttosto triste, ricorda molto una condizione vissuta quotidianamente da coloro che soffrono appunto della “Sindrome di cassandra”, o che in modo un po’ più “moderno” definirei ossessivo-paranoici. In particolare con tale definizione, si indicano tendenzialmente coloro che formulano ipotesi pessimistiche, e temono di non poter fare nulla per evitare che si verifichino. Anzi spesso e volentieri temono talmente tanto la realizzazione di un evento futuro da mettere in atto una serie di azioni che finiscono per far concretizzare la tanto temuta profezia iniziale. In questo caso si parla di profezia che si autorealizza.

venerdì 24 luglio 2015

Psicofarmaci. E' possibile smettere? Uso, azione, abuso, benefici, controindicazioni, crisi d’astinenza.

"La medicina consiste nell’introdurre medicamenti che non si conoscono
 in un corpo che si conosce ancora meno
 per guarire delle malattie di cui non sa niente".

(Voltaire)


Con questo articolo cercherò di rispondere in modo chiaro, semplice, esaustivo, ad alcuni quesiti che in molti mi pongono continuamente sia nella pratica clinica che in rete.

Gli psicofarmaci funzionano realmente, e se si come?

Sono davvero necessari?

Anni e anni di assunzione portano a crisi d’astinenza, e se si, in cosa si traduce materialmente?

E’ possibile smettere di assumere psicofarmarci?

Ma andiamo con ordine, gli argomenti da trattare sono infatti molti e di non facile esposizione.
Innanzitutto, cosa sono gli psicofarmaci?

mercoledì 3 giugno 2015

Cosa sono le logiche ordinarie e non ordinarie? Come si utilizzano nella risoluzione dei problemi?

"La logica vi porterà da A a B. 
L'immaginazione vi porterà dappertutto". 
(Albert Einstein) 


Nel precedente articolo (Perché tendiamo a pensare e comportarci rispecchiando il nostro io? Le tentate soluzioni) abbiamo detto che la maggior parte delle patologie, nel loro agire, fanno leva sul nostro essere, seguendo le logiche non lineari.

Di cosa si tratta?
Le logiche sono i modelli che seguiamo nella costruzione di una toria e nella sua messa in pratica, si costruiscono sul nostro modo di vivere e di essere, percepire e reagire. In particolare le logiche ordinarie, o Aristoteliche, sono il retaggio di centinaia di anni di storia, e la maggior parte della nostra vita si regge su questa logica stringente per la quale ciò che è bianco non può essere nero, e in più ci deve essere un nesso tra causa ed effetto.

lunedì 25 maggio 2015

Perché tendiamo a pensare e comportarci rispecchiando il nostro io? Le tentate soluzioni.

"La persona più facile da
ingannare siamo noi stessi".
(Edward Bunker)


Abbiamo visto nel precedente articolo (Cosa vuole dire essere se stessi? Cosa mi rende la persona che sono?) come il nostro sistema cerebrale sia costruito e si ristrutturi costantemente per rispecchiare in ogni istante il nostro essere. Grazie alla plasticità neurale è possibile cambiare, sia le nostre credenze, che il nostro modo di fare, di percepirsi, di agire... Ma nella realtà pratica non è così semplice. Tendiamo infatti a mantenere e riproporre certi schemi, proprio perché ormai consolidati. Cambiare comporta infatti un grosso spreco di energie sia fisiche che mentali, e il nostro, se così si può dire, "sistema di risparmio cerebrale", ci spinge costantemente a ripercorrere le vecchie strade che si sono mostrate funzionali in passato. E qui sta l'inghippo. Non è infatti detto che un tentativo di soluzione funzionale, adottato in passato per un problema analogo a quello che dobbiamo affrontare, funzioni anche nel presente. Allora spinti dalle nostre credenze e autoinganni, continuiamo a metterlo in atto, anche se al momento non funziona. E' molto più comodo insistere così, che cercare un'alternativa. Per di più, continuando ad utilizzarlo, andiamo a rinforzare fisicamente degli schemi cerebrali che al momento non funzionano, per la risoluzione del problema emergente, finendo per complicarlo sempre di più. Queste riflessioni ci permettono di introdurre il concetto di tentata soluzione. 

domenica 17 maggio 2015

Cosa vuole dire essere se stessi? Cosa mi rende la persona che sono?

"Lo so che io sono ciò che sono. 
Ma non sono sicuro di quello che sono".
(Mason Cooley)



In realtà i fattori che contribuiscono a renderci ciò che siamo sono molti. Ma essenzialmente sono la genetica e i fattori ambientali.

Partiamo dal primo, i fattori genetici:

Cosa è la genetica? Cercando di semplificare: è una scienza che studia come le informazioni codificate nel DNA vadano a strutturare biologicamente tutte le componenti fisiche di cui siamo realmente fatti. Quindi il DNA di ogni pianta, fungo o animale, rappresenta il progetto dell’essere che andrà a costruire.

lunedì 11 maggio 2015

Quando un problema diviene psicopatologia?

Continuando a fare ciò che hai sempre fatto
otterrai ciò che hai sempre ottenuto.
"Tony Robbins"

Sfatiamo subito i falsi miti per i quali chi ha un disagio di tipo psicologico è matto.
Il confine tra “normalità” e “patologia” è in realtà molto sottile, e purtroppo ognuno di noi può cadere in fallo con estrema facilità. Per fare un esempio, un evento terrificante della durata di pochi secondi, come un attacco di panico, può trasformare immediatamente una persona se così si può dire, “normale”, in una persona con un problema psicopatologico.





Ma allora cos’è una psicopatologia? 

mercoledì 6 maggio 2015

Che differenza c'è tra psicologo psicoterapeuta e psichiatra?

"I problemi generano problemi
e la mancanza di metodo nel risolverli 
genera più problemi"
Crosby Philip B.


In questo articolo cercherò di rispondere ad una domanda che mi viene posta molto spesso. 
Qual’è la differenza tra uno psicologo uno psicoterapeuta e uno psichiatra?
Queste figure professionali sebbene afferenti al solito ambito, cioè la salute mentale, differiscono l’una dall’altra per varie ragioni. Vediamole insieme descrivendole brevemente.

Chi è cosa fa uno psicologo?

Uno psicologo è un laureato in psicologia con una laurea magistrale, in cui il percorso di studi previsto è di circa 5 anni. Dopo di che ha fatto un tirocinio pratico della durata di un anno, diviso in due semestri in cui ha operato direttamente sul campo in aree differenti. Ad esempio io durante il mio tirocinio, ho fatto il primo semestre in area pedagogica e il secondo in area clinica. Finito questo anno di tirocinio pratico, c’è un esame di stato abbastanza selettivo superato il quale viene conferita la carica professionale di psicologo, con relativa iscrizione all’albo.

mercoledì 11 marzo 2015

Curiosità sul sonno e sul sogno.

Il mondo è nelle mani di coloro
che hanno il coraggio di sognare 
e di correre il rischio di vivere i propri sogni.
(Paulo Coelho)


Benché la letteratura sul sogno e sul sonno sia vastissima, rimangono ancora molti punti interrogativi sull’argomento. Per chiarirci le idee partiamo da quello che oggettivamente possiamo tutti osservare. E’ indubbio che sonno e sogno siano correlati. Cosa avviene fisicamente alla nostra coscienza durante il sonno? Semplicemente non è accesa, così come sono momentaneamente disattivati tutti i processori percettivi. In pratica il cervello si chiude nel proprio universo. Non più connesso al mondo ma libero di varcare i limiti della fisicità. Il nesso con il sogno è evidente. Dopotutto sognando siamo liberi di visitare posti che non abbiamo mai visto, vedere noi stessi in terza persona, costruire un intero mondo con il quale riusciamo ad interagire come immersi in una realtà parallela in cui addirittura spesso si segue una trama.

mercoledì 4 marzo 2015

Se ti guardi allo specchio quello riflesso sei tu?

"Siamo costretti,
per rendere la realtà sopportabile,
a coltivare in noi qualche piccola follia".
(Marcel Proust)

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Domanda molto intrigante... Enunciamola meglio in modo riflessivo (per rimanere in tema). Se mi guardo allo specchio, l’immagine che vedo riflessa corrisponde realmente quella che gli altri hanno di me? Naturalmente è solo possibile fare ingiunzioni perchè per saperlo dovrei essere qualcun’ altro per guardarmi da fuori. In ogni caso la questione da spunto a interessanti osservazioni. Partiamo dal presupposto che la percezione della realtà è sempre mediata dalla lettura che ci restituisce la nostra mente. Questo già di per se significa che ognuno vive interpreta il mondo secondo la propria coerenza interna, seguendo le sue credenze, i sui autoinganni. In realtà però i cervelli “non patologici” di tutti noi, hanno una lettura di ciò che ci circonda pressoché identica (almeno dal punto di vista sensoriale).

mercoledì 18 febbraio 2015

Cosa c'è al di la delle nostre percezioni?


“Non troverai mai la verità 
se non sei disposto ad accettare 
anche ciò che non ti aspetti”
(Eraclito)


Nel precedente articolo (La realtà è oggettiva La vista e le illusioni ottiche)  abbiamo osservato come il mondo ci appaia così come lo vediamo , perché è il cervello che costantemente, in base alle proprie possibilità funzionali, legge, interpreta e restituisce alla coscienza le informazioni essenziali alla nostra esistenza, che si regge sull’interazione con quella che tutti riconosciamo universalmente come materia.
Partendo da questo assunto, non contraddicibile per ovvie ragioni, viene da domandarsi: esiste allora una realtà che i nostri sensi non sono in grado di cogliere? Certamente si, grazie alle moderne tecnologie è ad esempio possibile
ampliare il nostro senso della vista potendo osservare una scena con una telecamera a infrarossi.

venerdì 6 febbraio 2015

Che differenza c’è tra ossessioni e paranoie?


Non vi sono confini tra la realtà e la fantasia,
sono solo sfumature di colore
che si fondono e si intrecciano fra loro.
(anonimo)


che differenza c'è tra ossessione e paranoia?Questi due termini, ossessione e paranoia, anche se specialistici, sono ormai entrati a far parte del vocabolario comune. 
Ma vi siete mai chiesti cosa significano e a cosa si riferiscono? 

Il termine ossessione identifica un pensiero o più pensieri fissi, o comunque ricorrenti che si accendono involontariamente, fuori dalla possibilità di un controllo cosciente. Appaiono quindi come pensieri intrusivi esterni alla propria percezione di se, che l’individuo non ammette di poter avere, che le intimano, o di fare concretamente qualcosa (chi ha paura di poter far male a qualcuno, che teme di essere omosessuale, ecc. Oppure quando all’ossessione si associano compulsioni, sia mentali che fisiche) o la rendono perfezionista, rigida rispetto ai propri schemi di pensiero (sono coloro che seguono ciecamente il loro modo di fare ed esplodono di rabbia quando gli altri gli mettono i bastoni tra le ruote, infatti cambiando qualcosa nei loro schemi predeterminati vengono assaliti dall’ansia). Comunque in entrambi i casi l’individuo ha dei pensieri che vivono di vita propria, che si accendono fuori dal controllo cosciente e vengono percepiti come estranei alla propria percezione di se.

giovedì 13 novembre 2014

Come scegliere? Indecisione e dubbio patologico.

Le decisioni giuste nascono dall’esperienza,
il problema è che  l'esperienza 
viene dalle decisioni sbagliate.
Anonimo


Ognuno di noi percorrendo la propria vita si trova costantemente costretto ad operare una scelta.
Devo cambiare automobile, scelgo una tedesca o un’italiana? Stasera andiamo a mangiare al giapponese o in pizzeria? Devo prendere un cane, meglio un bastardino salvato dal canile o un cane di razza?
Naturalmente questi sono esempi che toccano argomenti futili, che non vanno ad incidere in modo significativo nella nostra vita. Spesso e volentieri però le scelte che dobbiamo fare hanno un valore molto più alto perché vanno a toccare non solo noi stessi ma anche gli altri. O magari una scelta invece che un altra mi preclude l’opportunità di poter tornare sui miei passi. 

venerdì 30 maggio 2014

Stress e ansia, sintomi e soluzioni.

Se c’e’ soluzione perché ti preoccupi? 
Se non c’é soluzione perché ti preoccupi?
(Aristotele)


Il termine stress è stato utilizzato originariamente in fisica e in ingegneria, per indicare un peso o una forza che agiscono su un punto specifico di un oggetto. Questa pressione, genera una risposta che può essere elastica, plastica, o addirittura portare alla rottura dell’oggetto. Questo concetto è stato successivamente ripreso e introdotto in psicologia da selye, verso la metà degli anni 50. Egli semplicemente sostituisce l’oggetto con una persona e il carico stressogeno con un problema rilevante che pesa su di essa. Come nella fisica questo peso costante può causare diversi possibili esiti, 3 in particolare. Una flessione elastica che certo grava sulla persona ma che poi porta alla risoluzione del problema iniziale, una flessione plastica che porta il soggetto a rimanere inerme, abituandosi gradualmente e sopportare il carico, o alla rottura, che rappresenta l’incapacità o l’impossibilità di risolvere il problema e può portare all’instaurarsi di una psicopatologia come ad esempio della depressione. 

mercoledì 12 marzo 2014

Ti serve lo psicologo?

"E' più facile spezzare un atomo 
che un pregiudizio".
(Albert Einstein)







Naturalmente visto che non ti conosco non posso saperlo... Posso però dirti che se ti senti ingabbiato in un problema che ti angoscia o ti rende la vita difficile è meglio se leggi questo articolo che potrà chiarirti le idee sul da farsi. 
Puoi vivere serenamente la tua vita, non sei costretto a rimanere ostaggio dei pensieri o delle azioni che non vorresti.
Sento spesso dire, in particolare dai miei colleghi: “dovremmo rendere la psicologia più accessibile a tutti, far capire alle persone che non è una vergogna andare dallo psicologo, le persone devono cambiare mentalità rispetto alla psicologia”. O analogamente: “Nelle nostre piccole realtà provinciali se ti vedono andare dallo psicologo tutti penseranno che sei matto”. Rispetto a queste frasi fatte mi sono posto una domanda. Se tutto ciò è vero, cosa può aver determinato l’insorgere di questo modo di pensare? Perché la visione del guaritore di matti è ancora così fortemente radicata, ma soprattutto ci sono modi per cambiare le cose?

lunedì 10 marzo 2014

Come si costruisce la soluzione ad un problema psicologico?

"E' molto importante tutto ciò che sai,
ma è ancora più importante come lo usi".



Molti mi chiedono perché nei miei articoli fornisco spiegazioni molto esaurienti dei vari disturbi psicologici, ma raramente fornisco soluzioni concrete da mettere in pratica. 

In realtà ci sono diverse ragioni:

La maggior parte delle psicopatologie possiede caratteristiche uniche.
Ognuno costruisce a modo suo il proprio problema, e a modo suo lo mantiene. Certo, la maggior parte delle patologie possiede una struttura di base analoga rispetto alla natura del problema e questo permette di dare un nome, un etichetta, ad un certo disturbo. Per fare un esempio se una persona si sente costretta da pressioni interne a compiere determinati gesti ripetitivi, smorfie, gesti con le mani, toccare un certo di numero di volte un oggetto, molto probabilmente ci troviamo di fronte ad un soggetto, ossessivo-compulsivo.
Sembra semplice, allora dove sta l’inghippo? 

martedì 10 dicembre 2013

Cos'è il disturbo post traumatico da stress?




Ricordando i giorni di tristezza, 
i ricordi mi inseguono.

Ricordando i giorni di gioia,
io inseguo i miei ricordi.


A differenza della maggior parte delle psicopatologie, in cui la genesi resta spesso un mistero, il disturbo post-traumatico da stress, si origina da un episodio traumatico ben distinto, collocabile spazialmente e temporalmente.
E’ anche denominato nevrosi da guerra in quanto inizialmente è stato riscontrato (durante la prima guerra mondiale) nei soldati rimasti coinvolti in situazioni operative particolarmente cruente. Tuttavia le situazioni traumatiche in grado di generarlo sono molteplici: violenze sessuali, incidenti automobilistici, rapine, prigionia, attacchi terroristici, disastri naturali, ecc... Come conseguenza a tale evento critico, i soggetti vivono ricordi ricorrenti e intrusivi (in maniera ossessiva), fino ad arrivare a sperimentare delle vere e proprie rievocazioni della scena in retrospettiva, in cui si comportano come se stessero vivendo realmente ciò che invece è solo frutto di un ricordo inaccettabile.
Accade spesso che la mente, per proteggersi dalle memorie intollerabili, spinga il soggetto a “coprire” il problema principale con sintomatologie afferenti all’area dei disturbi d’ansia, come attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie sociali o specifiche. Rispetto a quest’ultime, si denota, in un ampia preponderanza di casi, l’utilizzo di tentate soluzioni volte all’evitamento degli oggetti o delle situazioni correlate (o ritenute tali) al trauma, generando a lungo andare fobie ben radicate verso cose o contesti. 

mercoledì 27 novembre 2013

Cos'è davvero la bulimia? Facciamo chiarezza sui disturbi alimentari.

"Nei piaceri dei sensi,
il disgusto confina
con il godimento"
(Francis Bacon)


Perché disturbi molto simili tra loro vengono divisi in così tante diverse categorie? 
La categorizzazione non vuole essere un etichetta diagnostica, ma viene usata come riduttore di complessità. Mi spiego meglio, benché ogni individuo rappresenti un’entità e una personalità unica, la maggior parte dei problemi psicologici (inclusi i disturbi alimentari) sottostà a regole precise che spesso sono uguali per molte persone. Nel corso di anni di ricerche, sono state selezionate caratteristiche specifiche che accomunano la maggior parte dei soggetti sofferenti di un disturbo. La conoscenza dei meccanismi che operano sotto la superficie della patologia, unite alla storia unica del paziente, aiutano il terapeuta nella selezione della strategia più adatta alla risoluzione del suo specifico problema. La terapia breve strategica, parte dal presupposto che solo la soluzione più idonea e calzante, proprio perché funziona, riesce a spiegarci come il problema si evolva e si mantenga. Tenendo conto di questi principi sono stati elaborati diversi profili che descrivono i meccanismi di innesco e mantenimento di vari disturbi alimentari. 

mercoledì 13 novembre 2013

Cos'è L'anoressia?





L'astinenza 
è più facile 
della moderazione.
(S. Agostino)

L'anoressia (dal greco anorexía, comp. di an- privazione. e órexis 'appetito') è sicuramente il più “famoso” tra i disturbi alimentari. Probabilmente deve la sua fama al suo sintomo più evidente, una progressiva  perdita di peso che può condurre anche alla
morte.  Questa infausta sentenza, dettata letteralmente dal lasciarsi morire di fame, non rappresenta che la punta dell’iceberg  di una trama molto complessa che intreccia e assorbe tutti gli ambiti di vita della ragazza anoressica (anche gli uomini,  possono soffrirne anche se statisticamente con un incidenza molto minore).
Ma come nasce, evolve e si mantiene questo particolare tipo di problema?
Va prima di tutto detto che non si diventa anoressici da un giorno all'altro ma tramite un processo lento e graduale che solitamente si origina dal voler dimagrire, per uniformarsi ai moderni standard di bellezza, e porta al rifiuto del cibo.

mercoledì 2 ottobre 2013

Cos’è la paranoia?

Un uomo finisce col diventare 
ciò che pensa di essere.
(Mohandas Gandhi)


La paranoia è una modalità rigida di pensiero che spinge chi ne soffre a non fidarsi di nessuno, tranne che di se stessi e a dubitare di tutti. I temi di base dei pensieri paranoici sono orientati alla diffidenza e alla sospettosità, e in particolare a cosa gli altri pensino di lui e a come stiano tentando di ingannarlo. Qualsiasi parola o azione espressa dagli altri viene interpretata come minacciosa.
La lente patologica costringe il paranoico in un mondo egocentrico in cui tutti agiscono contro di lui, per questo si sente costantemente sotto attacco. L’unica soluzione che momentaneamente riesce ad allentare l’ansia costante, ma in seguito diviene la gabbia in cui si chiude da solo, è difendersi costantemente dagli attacchi esterni che possono arrivare da un momento all’altro, quindi cerca incessantemente di tenere la situazione sotto controllo.

mercoledì 24 luglio 2013

Sai come vedono i cani?

Chi di noi non si è chiesto come vedono i nostri amici animali?

A tal proposito girano da anni leggende metropolitane che la scienza moderna ha man mano smentito. Ad esempio un luogo comune, sfatato da studi recenti, vede il toro come molto sensibile al colore rosso, per questo il drappo sventolato dai toreador è di quel colore. In realtà i bovini

martedì 16 luglio 2013

Cosa sono le ossessioni?

Quanti uomini conoscono la differenza 
tra un'ossessione che si subisce 
e un destino che si sceglie?
(Denis de Rougemont)


Il termine ossessione si trova quasi sempre associato a compulsione, ma in realtà il disturbo ossessivo presenta molteplici peculiarità che lo rendono ben diverso dall’ ossessivo-compulsivo che spesso rappresenta una sua evoluzione. L’ossessione è descrivibile come un pensiero fisso, fuori controllo, che può afferire a qualsiasi ambito di vita, quindi allo studio, allo sport, al lavoro, alla sfera sociale e affettiva.
Chi soffre di questo disturbo tende a pianificare un insieme di regole che vanno seguite scrupolosamente per raggiungere lo scopo che si è prefissato. 
La credenza che le regole da pianificate, siano l’unico modo per raggiungere l’obiettivo, li rende rigidi e chiusi a qualsiasi alternativa. Qualsiasi cosa ostacoli la loro pianificazione dev’essere allontanato, qualsiasi critica o suggerimento è visto con forte ostilità perché potrebbe minare il loro modo di fare le cose, che è l’unico giusto.

sabato 6 luglio 2013

La realtà è oggettiva? La vista e le illusioni ottiche



La credenza che la realtà che ognuno vede

sia l'unica realtà
è la più pericolosa di tutte le illusioni.
(Paul Watzlawick)

Tra i tantissimi ambiti d’interesse della psicologia, uno dei più affascinanti è senza dubbio lo studio della percezione umana, intesa come comprensione etologica dei nostri sensi. Attualmente le nostre conoscenze fisiologiche sul funzionamento del cervello e degli organi afferenti, stanno crescendo esponenzialmente, anche grazie all’utilizzo dei moderni sistemi d’indagine computerizzata e allo studio comparativo dei pazienti che hanno subito danni cerebrali localizzati. Anche se i misteri più profondi, riguardanti la coscienza e la percezione di se, rischiano ancora di sconfinare nella filosofia, oggi disponiamo di teorie scientificamente supportate che possono rispondere alle domande che da sempre hanno tormentato filosofi e uomini di scienza.
Mi è capitato spesso di sentir dire, soprattutto quando in seguito ad un incidente stradale qualcuno voleva approfittare della situazione facendo di aver male la testa: “tranquillo, tanto sul cervello non ci si capisce ancora niente…”. Non c’è luogo comune più sbagliato, in realtà sappiamo moltissimo sul cervello e sul suo funzionamento, conosciamo la dislocazione spaziale delle aree deputate a determinati tipi di funzione, sappiamo come funzionano i neuroni e l’immensa rete di comunicazione che li unisce, iniziamo ad intuire le modalità plastiche attraverso le quali i sistemi cerebrali lavorano all’unisono per permetterci di percepire il mondo e di rispondere in ogni istante nel modo più adeguato.

lunedì 1 luglio 2013

Psicopatologia: Comprendere le cause o risolvere il problema?

Il passato non mi preoccupa,
i danni che doveva fare li ha fatti; 
mi preoccupa il futuro 
che li deve ancora fare.
(Pino Caruso)


Attualmente in psicoterapia, al di la dei vari approcci esistenti,  possiamo distinguere due scuole di pensiero e metodologia differenti. Secondo i modelli classici, che seguono le logiche lineari aristoteliche, di causa effetto ( se è bianco non può essere nero), il nodo gardiano risiederebbe nella comprensione delle cause che hanno scatenato il disturbo.
Secondo le logiche non lineari invece è il funzionamento del problema stesso che ci suggerisce la sua soluzione.
Seguendo l’ottica Strategica non ci si chiede perchè tizio soffra di un determinato disturbo, ma come funziona, come si è costruito, come continua a mantenersi ed alimentarsi.

Cosa sono gli attacchi di panico?

La paura è la cosa 
di cui dobbiamo aver più paura.
Michel De Montaigne



Gli attacchi di panico sono definiti nel DSM IV come “un breve periodo preciso in cui un individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore”. La sintomatologia é soprattutto organica e assomiglia alle sensazioni che si provano nella prima fase di un infarto con sintomi tipo: tachicardia, respiro affannato, sudorazione,
senso di costrizione toracica, annebbiamento della vista, paura di svenire o di perdere il controllo, senso di morte imminente. Solitamente gli attacchi insorgono con un primo episodio di forte somatizzazione ansiosa che porta a sperimentare i sintomi sopra descritti. La reazione fisica è così forte e sconvolgente che l’individuo finisce per fare di un eccezione la regola e inizia a monitorare continuamente le proprie condizioni fisiche per paura che l’attacco si ripresenti.

Ipocondria e patofobia, sintomi, mantenimento del problema, tentate soluzioni.


"Non vivere con la paura di morire,
ma muori con la gioia di aver vissuto"
Jim Morrison

Tutti conoscono il termine ipocondria, la potremmo definire come la certezza di avere una o più malattie che in realtà non ci sono. In pochi invece avranno sentito parlare della patofobia o meglio la paura di avere una malattia. Questi due disturbi, apparentemente molto simili, possiedono in realtà strutture completamente differenti. Ho scelto di trattarli in un unico articolo proprio per enfatizzarne caratteristiche e differenze.

Cos'è il disturbo ossessivo compulsivo?

La paura
è l'incertezza
in cerca di sicurezza.
J. Krishnamurti


Quante volte per scherzo, da ragazzi andando a scuola abbiamo pensato: “ho paura dell’interrogazione, se riesco a camminare in tutte le commettiture delle mattonelle del marciapiede da qui a scuola, sicuramente l’interrogazione andrà bene”. Molti di noi poi si sono dimenticati o non hanno più pensato al gioco fatto,
al di la del risultato ottenuto nell’interrogazione. Per alcuni però le cose non vanno così. Mettiamo infatti che dopo quell’innocente gioco propiziatorio l’interrogazione sia andata bene. Il giorno dopo sarò portato a ripeterlo, dopotutto ieri ha portato bene e ho scacciato la paura. E così continuo a riproporlo il giorno dopo e quello dopo ancora. Alla fine posso arrivare a pensare che se camminando non passo per le commettiture delle mattonelle le cose non potranno che andare male.

Cos'è la depressione?

Ogni uomo è due uomini:
l'uno è desto nelle tenebre,
l'altro dorme nella luce .
Kahlil Gibran.

Immaginiamoci una persona che si sveglia la mattino e il suo primo pensiero lucido è il desiderio di rimanere ancora a dormire, di non alzarsi, di non affrontare ancora un’altra giornata. Da li in avanti pensieri e azioni sono sempre e solo volti al rifiuto e alla rinuncia
. L’assunzione di un ruolo di vittima e l’atteggiamento di rinuncia naturalmente si ripercuotono sul lavoro, sugli affetti, sulla propria autostima. Nel suo animo non c’è spazio per il piacere ma solo per sentimenti di rabbia, solitudine, disperazione, assenza di speranza.